Quando ha iniziato ad andare in bicicletta, a 15 anni, Fariba Hashimi doveva nascondere la propria identità. Nella provincia afghana di Faryab, dove è cresciuta, si allenava travestendosi da ragazzo, con il volto coperto per evitare di essere riconosciuta. Oggi ha 23 anni, vive in Italia e continua a gareggiare a livello internazionale, dopo aver partecipato anche ai Giochi Olimpici di Parigi 2024.
La sua storia è tornata al centro dell’attenzione nel settembre 2026, attraverso un’intervista pubblicata dall’agenzia Reuters. Hashimi ha raccontato le difficoltà affrontate per praticare il ciclismo in Afghanistan, dove le donne che si dedicavano a questo sport erano esposte a discriminazioni e aggressioni. Durante gli allenamenti, lei stessa è stata bersaglio di lanci di pietre e bottiglie da parte di persone che cercavano di impedirle di pedalare.
Con il ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021, la situazione è diventata ancora più difficile. Fariba e sua sorella Yulduz, anche lei ciclista, hanno lasciato il Paese e hanno potuto proseguire la propria attività sportiva in Italia, grazie anche al sostegno dell’ex campionessa del mondo Alessandra Cappellotto.
Il trasferimento ha consentito alle due sorelle di continuare ad allenarsi e gareggiare, ma ha comportato anche la separazione dalla famiglia e dal proprio Paese. Un aspetto che Fariba non nasconde quando parla della sua esperienza: poter correre in bicicletta non cancella le conseguenze personali dell’esilio, né la difficoltà di vivere lontano dai propri affetti.
Nel frattempo, il ciclismo femminile afghano ha cercato di mantenere una propria attività agonistica anche fuori dai confini nazionali. Nel giugno 2026 i Campionati afghani su strada femminili sono stati organizzati in Francia, nell’ambito dei Campionati nazionali francesi, con il sostegno dell’Unione Ciclistica Internazionale. Una soluzione resa necessaria dall’impossibilità di svolgere regolarmente queste competizioni in Afghanistan.
Hashimi aveva già conquistato nel 2025 entrambi i titoli nazionali, nella prova in linea e in quella a cronometro. Risultati sportivi che si inseriscono in una vicenda più ampia, nella quale la possibilità di partecipare alle gare dipende anche dalle condizioni politiche e sociali del Paese di origine.
Nell’intervista a Reuters, Fariba ha spiegato di voler continuare a correre e di sperare che la propria esperienza possa contribuire ad aprire nuove opportunità alle ragazze afghane. Per lei e per altre atlete costrette a lasciare il proprio Paese, il ciclismo è rimasto un’attività agonistica, ma anche uno degli spazi nei quali poter esercitare una libertà oggi negata a molte donne in Afghanistan.
Fonti: Reuters, 20 settembre 2026 – testimonianza di Fariba Hashimi; CPA Women / comunicazione UCI, 9 giugno 2026 – Campionati afghani femminili e risultati precedenti.
Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale.